giovedì 6 dicembre 2012

Se questo è un animale

Conosciamo tutti il capolavoro di Primo Levi, "Se questo è un uomo", che descrive gli orrori dell'olocausto ideato diabolicamente dal regime nazista ai danni di milioni di esseri umani innocenti. Molti purtroppo non conoscono gli olocausti che si perpetuano ogni giorno al solo scopo di saziare il palato degli esseri umani. Sono gli olocausti animali. Nella rassegna di video che vi propongo ci sono olocausti di ogni genere. A voi la scelta se fermare questi orrori o continuare a mangiare animali.

sabato 27 ottobre 2012

Quel recinto che nessuno sa

C'è un recinto situato in uno dei polmoni verdi della Città di Torino. All'interno ci sono tanti gatti (attualmente sono 81) e tanti uccelli (cornacchie grigie e colombi feriti). Proprio così. Gli uccelli nelle voliere ed i gatti nella restante parte del recinto. Il parco è quello di piazza d'Armi. Ma cos'è questo strano recinto? Chi si prende cura di questi animali? 

Qualcuno che ha visto questa struttura ha pensato bene di abbandonare il suo gatto all'ingresso lasciando un bigliettino con su scritto: "Ci dispiace, dobbiamo andare in vacanza". C'è stato chi ha lanciato il suo gatto all'interno come se fosse una palla e chi lo ha introdotto dall'alto calandolo con la corda all'interno del trasportino.

Eraldo Bellini è un ex informatore medico e attualmente è in mobilità in attesa della pensione. Uno dei tanti "esodati". Colleziona opere d'arte. Adora in special modo i pittori dell'800. Ma cosa c'entra il nostro Eraldo con lo strano recinto chiamato in gergo "gattile"?

Ha iniziato anni fa a prendersi cura di un gruppo di gatti randagi del suo isolato, zona Santa Rita, e poi visto che il suo cuore non è capace a dire di no, si è occupato dei gatti del vecchio stadio Comunale che erano in pericolo a causa dei lavori olimpici. Erano davvero tanti questi randagi e gestirli era diventato un problema. C'era bisogno di un'area attrezzata tutta per loro, dove poter vivere tranquilli senza correre il rischio di essere messi sotto dalle auto. Ma c'era un problema: i giardini circostanti erano tutti di proprietà comunale. Fu così che Eraldo decise nel 2004 di fare il gesto eclatante. Si incatenò sotto il Palazzo di Città per attirare l'attenzione del Sindaco (per legge è lui il proprietario dei gatti randagi e spetta a lui prendersene cura. ndr). E la ottenne! L'attuale gattile di piazza d'Armi nasce da quella protesta.

Eraldo ha finalmente un'area tutta per sé. Può iniziare a costruire il suo sogno. Un sogno molto costoso, dato che il Comune ha solo concesso l'area senza elargire contributi. Inizia quindi a tirar su la struttura del gattile e ad allestire gli interni con casette in legno, cuccette con coperte e cuscini, piantine ed alberelli per rendere l'ambiente confortevole e per non farlo sembrare un lager.

Ma quanto costa tutto questo? C'è qualcuno che aiuta il nostro Eraldo? Per fortuna non è solo. Ci sono alcuni volontari che donano un pò del loro tempo ai gatti del gattile. Ci sono anche tanti anonimi donatori che lasciano le offerte nella cassettina situata all'ingresso. Ma purtroppo non basta. Eraldo mi ha raccontato che ogni mese ci mette di tasca sua circa 1500 euro per le spese veterinarie, alimentari e quant'altro. Cerca in tutti i modi di reperire fondi per continuare ad amare e curare gli animali del gattile. Ad esempio vendendo nei mercatini un pò dei suoi oggetti. Magari anche quel libro o quel disco dal quale non vorrebbe staccarsi per questioni affettive. Addirittura mettendo all'asta i suoi amati quadri. Ma per il bene degli animali ormai rinuncia a tutto. Anche, ad esempio, a quelle vacanze che non fa più da anni.

Eraldo Bellini è uno dei tanti esempi positivi della nostra Città. Esempi che meritano di essere seguiti e sostenuti. I modi per sostenerlo sono tanti. Si può adottare un gatto o invitare gli amici a farlo. Si può contribuire inoltre lasciando un'offerta al gattile o portando del cibo (preferibilmente scatolame apposito o crocchette). Nel caso in cui non fosse presente Eraldo potrete lasciare il cibo al calzolaio di via Bainsizza angolo corso Agnelli. Per concordare una visita all'interno del gattile mandategli un messaggio su Facebook . Sarà felice di accogliervi.

Raffaele (Referente Tutela Animali del Movimento 5 Stelle di Torino)
Mail: numbat@live.it
Facebook: Numbat Veg Torino
Twitter: Numbat Veg Torino

IL GATTILE LO TROVATE QUI
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domenica 30 settembre 2012

Corride e altre torture spagnole

Questi macabri spettacoli, scambiati per tradizioni, sono retti anche dai tanti turisti italiani che li frequentano. Boicottiamo tutti i luoghi dove vengono effettuati tali scempi. Diffondiamo il messaggio.











Riscaldamento globale e collusione tra l'industria zootenica e la FAO


Lo scorso anno è stato il più caldo mai registrato negli Stati Uniti, con temperature record in tutto il paese la settimana scorsa, che hanno provocato almeno 52 morti e causato problemi anche agli animali d'allevamento. In effetti, gli animali d'allevamento non solo subiscono danni dal riscaldamento globale, ma l'allevamento stesso causa circa il 18% dell'emissione globale di gas serra, secondo il reporti "La lunga ombra del bestiame", emesso nel 2006 dagli specialisti in zootecnia della FAO (i quali di solito promuovo gli allevamenti stessi).

Al contrario, gli specialisti in questioni ambientali impiegati da altre due agenzie delle Nazioni Unite, la Banca Mondiale e l'International Finance Corporation, hanno sviluppato una valutazione, ampiamente citata, dalla quale appare che  almeno il 51% dei gas serra causati dalle attività umane è attribuibile al bestiame. Io sono uno di questi specialisti.

Ci si potrebbe aspettare che la FAO lavori oggettivamente per determinare se la cifra reale sia più vicina al 18% o al 51%. Al contrario, Frank Mitloehner, noto per la sua affermazione che il 18% sia una stima troppo alta da utilizzare negli Stati Uniti,  la scorsa settimana è stato nominato direttore di una nuova partnership tra l'industria della carne e la FAO, la Livestock Partnership.

I nuovi partner della FAO includono il Segretariato Internazionale della Carne e la Federazione Internazionale dei Prodotti Lattiero-caseari. Il loro obiettivo dichiarato è quello di "valutare le prestazioni ambientali del settore zootecnico" e "migliorare tali prestazioni", partendo con un programma triennale per stabilire "metodi e linee guida".

Eppure, secondo il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (IPCC) e l' Agenzia Internazionale per l'Energia, entro cinque anni il livello di gas serra potrebbe aumentare a livelli catastrofici e irreversibili se non si fa nulla per cambiare le cose.

La nuova partnership assume che la produzione di carne nel mondo diventerà "più del doppio" dal 1999 al 2050. Ma l'International Food Policy Research Institute ha illustrato uno scenario in cui la produzione di carne diminuirà almeno fino al 2030. Alcune autorità sul tema dei cambiamenti climatici come Lord Nicholas Stern, autore dello Stern Review sull'economia del cambiamento climatico, e Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, hanno raccomandato l'alimentazione vegetariane per invertire il corso dei cambiamenti climatici.

La nuova partnership della FAO non è proprio una sorpresa, dato che i suoi specialisti in zootecnia si sono impegnati in vari modi per invertire la percezione comune che il report "La lunga ombra del bestiame" consigliasse di diminuire il consumo di carne.  Ad esempio, il suo autore principale e co-autore, ha scritto in seguito altri articoli per invitare a un aumento degli allevamenti intensivi, non a una diminuzione, e ha indicato che non si devono porre limiti al consumo si carne.

Eppure, "La lunga ombra del bestiame" può non essere approvato in modo uniforme da tutta la FAO, dato che la FAO ha invitato Jeff Anhang e me a presentare la nostra analisi prima al loro quartier generale a Roma e poi a Berlino.

Lo scopo fondamentale della FAO è di "promuovere il benessere comune" in un "forum neutrale". Tuttavia, la nuova partnership della FAO include solo quattro paesi ricchi e nessun paese povero. L'ex direttore generale della International Livestock Research Institute (ILRI), che promuove normalmente la zootecnia, ha espresso preoccupazione per gli effetti degli allevamenti intensivi sulle popolazioni povere - dicendo che gli animali degli allevamenti intensivi vengono nutriti coi cereali "che invece potrebbero nutrire le persone".

L'allevamento industriale è stato criticato anche da un co-autore di "La lunga ombra del bestiame", Cornelius De Haan, quando ricopriva il ruolo di autore principale del report sul settore zootecnico della Banca Mondiale, nel 2001. Tale report fissava l'impatto negativo degli allevamenti a un livello inferiore rispetto al dossier "La lunga ombra del bestiame" - eppure la strategia della Banca Mondiale raccomanda che le istituzioni "evitino di finanziare sistemi dall'allevamento commerciali su larga scala basati sul consumo di cereali e la produzione industriale di latte, carne di maiale e pollame".

Al contrario, l'obiettivo dichiarato di Frank Mitloehner, presidente della nuova partnership della FAO, è quello di promuovere l'allevamento intensivo.

Una nuovo rapporto dell'ILRI conclude che "il bestiame è di nuovo nell'agenda globale" e che un aumento della produttività deve provenire da sistemi "intensificati".  Un video rivela la pressione sui ricercatori per ottenere il sostegno alle conclusioni predeterminate dall'ILRI; nel video, il nuovo direttore generale afferma: "Come possiamo aumentare l'importanza della zootecnia? [...] Nel passato, non siamo stati abbastanza attenti alla questione dei consumi nelle aree urbane. [...] Una buona parte delle critiche negative alla zootecnia riguardano il suo contributo all'emissione di gas serra e la sua impronta ecologica molto alta - quindi dobbiamo sviluppare risposte più forti a queste sfide".

Le evidenze mostrano che l'ILRI può temere l'accettazione pubblica della nostra valutazione, ampiamente citata, che dimostra che l'allevamento è responsabile di almeno il 51% delle emissioni di gas serra causate dall'uomo.  L'ILRI era così preoccupato dell'accetazione di questo valore del 51% da sollevare la questione nel suo meeting annuale del 2010 prima, durante e dopo il meeting: ne è risultato che la percentuale di partecipanti che accettava tale risultato è aumentata dall'1,5% prima del meeting al 7,5% dopo.

Il report "La lunga ombra del bestiame" ha sottovalutato di molto la quantità di terreno usata per l'allevamento e la produzione di mangimi, stimandola a un 30% del totale delle terre emerse, mentre l'IRLI porta questa stima al 45%. Altre mancanze del dossier FAO possono essere dovute al fatto che i suoi autori sono specialisti in zootenica - mentre le buone pratiche internazionali per la valutazione dell'impatto ambientale indicano che i progetti che implicano impatti ambientali significativi (com'è appunto il caso dell'allevamento e coltivazione di mangimi) devono essere valutati da specialisti sull'impatto ambientale.

Il fattore chiave che spiega la differenza tra i due valori, 18% e 51%, sta nel fatto che il secondo tiene conto di come la crescita esponenziale nella produzone zootecnica (che ad oggi conta oltre 60 miliardi di animali allevati ogni anno), accompagnata dalla deforestazione su larga scala e dagli incendi delle foreste, abbia causato una drammatica diminuzione della capacità fotosintetica della Terra, assieme a un aumento sempre maggiore della volatilizzazione del carbonio del suolo.

L'agricoltura è un'attività che per sua natura avviene all'aria aperta, e questo la espone a un maggior rischio alle emissioni di gas serra dovute all'allevamento, più di qualsiasi altro settore dell'industria. Quindi i leader dell'industria alimentare hanno un forte incentivo commerciale a ridurre queste emissioni.

Mentre la FAO e l'ILRI sostengono che milioni di poveri non hanno altra alternativa all'allevamento di animali per la propria sussistenza, decine di milioni di animali allevati da queste persone sono morti negli ultimi anni a causa di disastri climatici. Continuare ad allevare altri animali li metterebbe a rischio di fare la stessa fine.

Invece, sostituire almeno un quarto dei prodotti animali consumati oggi con alternative migliori a base vegetale ridurebbe le emissioni e consentirebbe alle foreste di rinnovarsi su vaste aree, ed esse potrebbero assorbire gli eccessi di carbonio in atmosfera e ridurli a un livello di sicurezza. Questo può essere il solo modo pragmatico per fermare i cambiamenti climatici nel poco tempo che rimane, vale a dire nei prossimi cinque anni.

Per modificare le infrastrutture per la produzione di energia, passando ad energie rinnovabili, servirebbero almeno 20 anni e 18 mila miliardi di dollari.

Nutrirsi di prodotti vegetali anziché animali, invece, non richiede investimenti né tempo. I consumatori possono farlo già oggi.

Fonte:
Robert Goodland, Record heat spiked by collusion between the meat industry and FAO, 11 luglio 2012
http://www.chompingclimatechange.org/1/post/2012/07/record-heat-spiked-by-collusion-between-the-meat-industry-and-fao.html

Si ringraziano Jeff Anhang e Robert Goodland per la gentile concessione di tradurre e ripubblicare questo articolo.

giovedì 12 luglio 2012

Jeremy Rifkin: "La dieta mediterranea in aiuto del pianeta"

“Dobbiamo passare alla dieta mediterranea, come in Italia” è uno di quegli inviti che non ti aspetti ascoltando la lezione magistrale di un economista come Jeremy Rifkin sul tema della terza rivoluzione industriale. Ma il guru dell’economia sostenibile, parlando in un seminario alla facoltà di architettura di Valle Giulia a Roma, ha sottolineato come forse “nessuno sa che la seconda causa di cambiamento climatico al mondo è l’emissione di Co2 derivante dall’allevamento di animali, ovvero dalla grande quantità di carne che consumiamo. Per abbattere le emissioni bisogna quindi passare alla dieta mediterranea, come in Italia, mangiando molte verdure e frutta”.
Così, mentre la Francia chiede di registrare la sua cucina come patrimonio dell’umanità, in aiuto della nostra tavola scende la climatologia: “E’ un problema molto serio ma nessuno dei governanti ne parla, perfino Al Gore non ha mai toccato l’argomento – spiega Rifkin concedendosi una battuta – abbiamo così paura da non riuscire a cambiare le nostre abitudini alimentari... eppure non è così terribile la dieta mediterranea”.

La bistecca che distrugge il pianeta

NEW YORK – L’impatto ambientale del consumo di carne è molto più devastante di quanto non si sia pensato fino ad ora. Lo affermano gli scienziati americani Robert Goodland e Jeff Anhang, co-autori di Livestock and Climate Change, uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’autorevole World Watch Magazine dove affermano che oltre metà dei gas serra (o GHG) prodotti oggi dall’uomo sono emessi dagli allevamenti industriali di animali.
Già nel suo dossier del 2006 Livestock’s long shadow (La lunga ombra del bestiame) la FAO aveva attestato come il settore della produzione di carne sia causa del 18% delle emissioni totali di gas serra dovute alle attività umane: una percentuale simile a quella dell’industria e molto maggiore di quella dell’intero settore di trasporti (che ammonta a un 13,5%).
Ma secondo le più recenti rilevazioni effettuate da Goodland e Anhang il bestiame e i suoi sottoprodotti immettono nell’atmosfera oltre 32.6 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio all’anno, ovvero il 51 % delle emissioni di GHG prodotte annualmente nell’intero pianeta.
La carne presente nella nostra dieta è responsabile, insomma, dell’immissione in atmosfera di una quantità di gas serra – anidride carbonica (CO2), metano, ossido di azoto e simili – ben maggiore di quella immessa dai mezzi di trasporto o dalle industrie. Il motivo? Per la produzione di 225 grammi di patate si emette una quantità di CO2 pari a quella generata dal guidare un’auto per 300 metri. Per la stessa quantità di asparagi, è come guidare la stessa auto per 440 metri. Per la carne di pollo, molto di più: 1,17 km, per il maiale 4,1 km, per il manzo 15,8 chilometri.
La conclusione dei due ricercatori è drastica quanto inevitabile: “Per invertire il devastante trend che sta inesorabilmente modificando il clima del pianeta Terra basterebbe sostituire i prodotti animali con quelli a base di soia o di altre colture vegetali. “Questo approccio avrebbe effetti molto più rapidi sulle emissioni di GHG e sull’effetto serra di qualsiasi altra iniziativa per rimpiazzare i combustibili fossili con energia rinnovabile”, affermano i due esperti.
Non si tratta, insomma, dell’ennesima moda alimentare o imperativo etico-religioso ma di una condicio sine qua non per assicurarsi che il nostro meraviglioso pianeta esista ancora per i figli dei nostri figli. Prima che sia troppo tardi.

venerdì 6 luglio 2012

ALIMENTAZIONE CARNEA E IMPATTO SUGLI ECOSISTEMI ------ Nulla come l’alimentazione carnea contribuisce alla distruzione dell’ambiente

AMBIENTE

La superficie di un terreno grande 7 volte l’Europa viene utilizzata per produrre mangimi per gli animali d’allevamento corrispondente ad un quarto delle terre emerse, cioè il 70 % delle terre coltivabili in Occidente. Non c’è abbastanza terra per nutrire un popolo di carnivori. Se tutti mangiassero come gli americani solo un terzo dell’attuale popolazione mondiale potrebbe sfamarsi. Il bisogno di foraggio degli animali d’allevamento incoraggia le monoculture e l’uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi. Le monoculture fanno perdere la biodiversità e predispongono il terreno alla desertificazione. Un ettaro di terreno può produrre in un anno 2500 kg di proteine vegetali oppure 200 kg di proteine animali. La quantità di alberi salvati ogni anno da un individuo vegetariano sono quelli che crescono su un terreno di 4.000 mq di foresta. Ogni hamburger equivale a 6 metri quadrati di alberi abbattuti e a 75 chili di gas. Ogni volta che addentiamo un hamburger si perdono venti o trenta specie vegetali, una dozzina di specie di uccelli, mammiferi e rettili. I cereali necessari per produrre un solo hamburger basterebbero a sfamare 40 bambini per un giorno. Dopo tre, al massimo cinque anni, il suolo calpestato e divorato da milioni di bovini (ogni capo libero ingurgita 400 chili di vegetazione al mese!) ed esposto a sole, piogge e vento, diventa sterile e i ruminanti si devono spostare dissacrando altri ettari di foresta. Ci vorranno da 200 a 1.000 anni perché quel terreno ritorni fertile. La principale causa di distruzione delle foreste pluviali è il consumo di carne in USA. I principali paesi colpiti dalla deforestazione sono quelli in cui si allevano più bovini a scopo alimentare. A causa della distruzione delle foreste pluviali 1.000 specie animali si estinguono ogni anno. Le foreste tropicali vengono abbattute ad un ritmo di 14 ettari al minuto: E’ come se ogni anno venissero rase al suolo 30 città come New York, Tokio, Londra e lasciassero all’addiaccio, senza negozi, farmacie ecc. i loro abitanti. Il 75% della foresta amazzonica è già stata distrutta a causa degli allevamenti di animali da macello. Secondo la FAO nel 1981 il 75% dei cereali importati dal 3° Mondo furono utilizzati per il bestiame. Su un terreno per una famiglia di cacciatori possono vivere 10 famiglie di pastori, 100 di contadini o 1.000 di vegetariani. Se tutti i terreni coltivabili fossero utilizzati per produrre prodotti vegetali si potrebbe sfamare una popolazione almeno 5 volte superiore all’attuale con la logica conseguenza che verrebbe abolita la fame nel mondo 

INQUINAMENTO
                                                                                                                                                     Le coltivazioni a foraggio, per gli animali dall’allevamento, sono trattate con pesticidi, diserbanti, fungicidi, insetticidi, erbicidi, fitofarmaci, che dall’animale passano nel metabolismo di chi consuma prodotti animali e derivati. L'allevamento richiede ingenti quantità di farmaci e sostanze chimiche: fertilizzanti, diserbanti, ormoni, antibiotici ecc. Ogni anno gli animali consumano 5.000 tonnellate di soli antibiotici che finiscono nelle falde acquifere. L’aria, la terra, i fiumi ed i mari sono contaminati dalle deiezioni degli animali i quali producono escrementi quanto 130 volte l’intero genere umano. I nitrati che contaminano il terreno e le acque nel corpo umano possono trasformarsi in nitriti, sostanze potenzialmente cancerogene. A causa dell’inquinamento il mare è in agonia, i ghiacciai si stanno sciogliendo, migliaia di laghi sono biologicamente morti ed altri stanno morendo. 100 milioni di tonnellate di metano viene prodotto ogni anno dagli animali d’allevamento che unitamente all’ammoniaca, derivante dagli escrementi e dagli scarichi delle concerie, causano: piogge acide, riduzione della biodiversità, erosione del terreno, effetto serra. Ogni giorno si scaricano nell’aria 40 milioni di metri cubi di anidride carbonica. Il biossido di carbonio generato per produrre una sola bistecca è pari alla quantità emessa da un’automobile per 40 km. Ogni giorno si scaricano nell’aria 40 milioni di metri cubi di anidride carbonica. Il 25% delle emissioni di anidride carbonica nel mondo viene dalla deforestazione. Ogni mucca ogni anno produce gas quanto un’automobile per 70.000 km. Danni all’ecosistema provenienti dall’immissione nell’atmosfera di metano e ammoniaca derivanti dagli escrementi di animali e dagli scarichi delle concerie che causano le piogge acide. Un allevamento di media grandezza produce 200 tonnellate di sterco al giorno che causa riduzione della biodiversità, erosione del terreno, effetto serra, contaminazione delle acque e dei terreni, piogge acide. Gli allevamenti sono responsabili dell’80-90% di emissioni di ammoniaca che provocano le piogge acide. Il biossido di carbonio generato per produrre una bistecca è pari alla quantità prodotta da un’automobile per 40 km. Ogni anno gli animali d’allevamento consumano 5.000 tonnellate di soli antibiotici che finiscono nelle falde acquifere. L'allevamento richiede ingenti quantità di sostanze chimiche tra fertilizzanti, diserbanti, ormoni, antibiotici: tutti prodotti dalle stesse multinazionali che detengono il monopolio dei semi usati per coltivare cereali e legumi destinati ad alimentare il bestiame.
DESERTIFICAZIONE E DEFORESTAZIONE,     
                                                                                                                                                          dovute alla distruzione delle terre fertili e delle foreste abbattute principalmente per essere adibite a pascolo, causano l’irrimediabile estinzione di migliaia di specie animali e vegetali e la distruzione della biodiversità; La desertificazione minaccia un miliardo di persone in 100 paesi del mondo. Un quarto delle terre del pianeta è a rischio di erosione. Ogni anno si formano 6 milioni di ettari di nuovo deserto. Il 27% del territorio in Italia va incontro a siccità e a fenomeni erosivi. Il consumo procapite di carne richiede un uso costante di 1200 mq di terreno a persona.
CARENZA DI ACQUA POTABILE
Una persona su 5 nel mondo non dispone di acqua potabile. L’allevamento intensivo di animali necessita del 70% di acqua in più delle coltivazioni vegetali. Le sorgenti si stanno esaurendo a causa della eccessiva domanda rispetto alla loro capacità di rigenerarsi. Per produrre 1 kg di carne si consumano 50.000 litri di acqua mentre per produrre 1 kg di cereali sono sufficienti 200 litri di acqua. L’acqua che una persona onnivora consuma in un mese è sufficiente ad un vegetariano per un anno. Si risparmia più acqua rinunciando ad una bistecca che fare la doccia per un anno. L’allevamento intensivo sperpera 70% di acqua in più delle coltivazioni vegetali. Per produrre 1 kg di carne di manzo ci vogliono 100.000 litri di acqua e 9 litri di petrolio mentre per produrre un kg di cereali sono sufficienti 200 litri di acqua. L’acqua che consuma un manzo durante la sua vita farebbe galleggiare un sommergibile.L’acqua che una persona carnivora consuma in un mese è sufficiente ad un vegetariano per un anno. Ogni chilo di carne è prodotto a spese di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di un campo isterilito, di un fiume disseccato, di milioni di tonnellate dì anidride carbonica e metano rilasciate nell'atmosfera"...Per un kg di manzo da allevamento intensivo servono 100.000 litri di acqua, 200.000 se da allevamento estensivo; per un kg di pollo 3.500 litri di acqua; 2000 per la soia, 1900 per il riso, 1400 per il mais, 900 per il grano, 500 per le patate. Per produrre 5 kg di carne bovina si consuma tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media americana in un anno. Il numero di persone nutrite in un anno per ettaro varia da: 22 per le patate, 19 per il riso fino a 1-2 persone per il manzo e l’agnello.
ESAURIMENTO DELLE FONTI DI ENERGIA
                                                                                                                                                           Lindustria della carne in Occidente assorbe un terzo dell’intera energia disponibile esponendo i paesi industrializzati ad un probabile collasso funzionale. Ambiente ed economia sono legati dalle risorse della terra: se qualcuno consuma di più c'è qualcun’altro che è costretto a digiunare. Solo il 20% dell’energia totale utilizzata in agricoltura è destinata a produrre vegetali consumati dall’uomo, il restante 80% viene consumato dagli animali. Per produrre carne di maiale si consuma 15 volte più energia di quanto occorre per produrre frutta e verdura. Se tutti gli umani adottassero una dieta onnivora la durata delle riserve petrolifere mondiali sarebbero di 13 anni, mentre se si adottasse una dieta vegetariana la durata sarebbe di 260 anni. Un solo hamburger assorbe energia quanto una lampada che illumina una stanza per 100 ore. Occorrono 78 calorie di combustibile fossile per produrre una sola caloria di proteine della carne, mentre le calorie necessarie per produrre una caloria di proteina della soia sono soltanto 2. I soli bovini consumano proteine vegetali quanto il fabbisogno calorico di 7 miliardi di persone. Il costo di un chilo di proteina di frumento è di 6,6 dollari, mentre il costo di un chilo di una proteina di carne è di 67 dollari. Occorrono 21 kg di proteine animali per produrre 1 kg di proteine vegetali. Ogni anno bovini, suini e polli allevati per l’alimentazione umana consumano 145 milioni di tonnellate di cereali e soia, di questi solo 21 milioni di tonnellate si trasformano in cibo, il resto, 124 milioni di tonnellate, vanno perse. Le percentuali degli elementi nutritivi perduti a causa degli allevamenti sono: proteine: 90%; carboidrati: 99%; fibre: 100%. Un ettaro di terreno può produrre in un anno 2500 kg di proteine vegetali oppure 200 kg di proteine animali. La dieta carnea fa consumare 8-10 volte più sostanze di quella vegetariana. Se non ci fossero i vegetariani il patrimonio naturale subirebbe una minaccia mortale: l’adozione su vasta scala della dieta a base di carne porterebbe il pianeta ad una fine immediata. Le stalle degli allevamenti intensivi sono avide di energia. Per produrre carne di maiale si consuma 15 volte più energia di quanto occorre per produrre frutta e verdura. Se tutti gli umani adottassero una dieta carnivora la durata delle riserve petrolifere mondiali sarebbero di 13 anni, mentre se si adottasse una dieta vegetariana la durata sarebbe di 260 anni. Occorrono 78 calorie di combustibile fossile per produrre una sola caloria di proteine della carne mentre le calorie necessarie per produrre una caloria di proteina della soia sono 2. Se non esistessero i vegetariani nel mondo il patrimonio naturale subirebbe una minaccia mortale. L’adozione su vasta scala della dieta a base di carne potrebbe essere la fine immediata del pianeta: richiederebbe acqua, energia e cereali dei quali la terra non può disporre. Ambiente ed economia sono legati dalla quantità di risorse che la terra mette a disposizione di ciascun essere vivente. Se qualcuno consuma di più c'è un altro costretto a digiunare. Il deserto avanza al ritmo di 3500 kq l’anno (rapporto Onu sull’ambiente 2004). Si perdono 27.000 specie l’anno. All’inizio dell’era industriale se ne perdeva una ogni 10 anni, oggi una ogni 20 minuti. In Groenlandia negli ultimi 20 anni la temperatura è aumentata di 3 gradi e questo ha causato l’aumento di 3 mm del livello dei mari. Se non si inverte il processo nel 2060 tutti i ghiacci della Groenlandia saranno sciolti e questo causerà un innalzamento dei mari di 7 metri.. New York, Olanda, Londra, Venezia, Roma sarebbero invase dall’acqua. La pianura Padana si trasformerebbe in una palude.
L'ALLEVAMENTO DI ANIMALI DA CARNE COMPORTA UN INSOSTENIBILE SPRECO DI RISORSE NATURALI   
                                                                                                                                                                Su un ettaro di terra, nello stesso periodo di tempo, si possono produrre: 1.000 kg di ciliegie, 2.000 kg di fagiolini, 4.000 kg di mele, 6.000 kg di carote, 8.000 kg di patate, 10.000 kg di pomodori, 12.000 kg di sedano, oppure…50 kg di carne di manzo. Per produrre un solo kg di carne di manzo vengono consumati e distrutti: 50.000 litri di acqua, 9 litri di petrolio, 15 kg di cereali, 12 mq di foresta. Per una sola bistecca da 500 calorie un manzo ne deve assorbirne 5.000 dall’erba che ne ha 50.000: il 99% delle calorie vanno perdute. A questi bisogna aggiungere l’iperbolica cifra delle spese sanitarie per curare le malattie dovute agli effetti della carne e dall’inquinamento dell’aria, della terra, del mare, delle falde acquifere, del buco nell’ozono, delle piogge acide, della desertificazione ecc.. A questi bisogna aggiungere la sofferenza e la morte per fame delle popolazioni in via di sviluppo dovute alla sottrazione del 70% delle terre dei contadini acquistate per pochi spiccioli dalle grosse banche e dalle multinazionali agroalimentari per destinarle a pascolo o a coltivazioni di monocolture. A questi bisogna aggiungere l’estinzione, irrevocabile dalla faccia della terra per tutti i millenni che verranno, di un’infinità di specie di vegetali e animali. Insomma un chilo di carne è prodotto a scapito di una foresta bruciata, di un territorio eroso, di un fiume disseccato, di un mare avvelenato, di milioni di tonnellate di inquinanti rilasciati nell’atmosfera.
  • 1 kg di manzo produce 36,2 kg di CO2: quanto produce un’automobile in 250 km.
  • Una mucca consuma derrate alimentari quanto 12 persone.
  • Le mucche, munte 3 volte al giorno, producono 60 litri di latte al giorno, 3 volte più che in passato; vengono uccise dopo 2 anni di vita perché impossibili da fecondare.
  • Dovrebbero mangiare erba e fieno, mangiano soia, grano, orzo, mais..
  • Il 75% di tutti gli antibiotici dell’industria utilizzati dalla zootecnia
  • Il 90% di tutta la soia e il 70% di tutto il maiS è consumato dagli animali
  • La pianura Padana è tra le cinque zone del pianeta più inquinate da ossido di azoto.
  • Se si dovesse pagare il vero prezzo della carne, del pesce o dei prodotti caseari, pochi potrebbero permettersi il lusso di mangiarli. L’industria agrozootecnica e ittica sta in piedi grazie agli enormi sussidi statali.

fonte: Associazione Vegetariana Animalista

ONU: "Mangiare meno carne per salvare l'ambiente"

L'appello di Pachauri, presidente dell'Ipcc, premio Nobel per la pace 2007 con Gore
"Rinunciare alla fettina almeno una volta alla settimana avrebbe un impatto notevole"



LONDRA - Rinunciare a fettina o bistecca una volta alla settimana per salvare l'ambiente. Perché facendo sparire da tavola la carne almeno un giorno ogni sette si combatte il surriscaldamento globale. L'appello è rilanciato dall'Onu per bocca di Rajendra Pachauri, economista indiano, vegetariano, e una delle voci più autorevoli in materia di clima: presidente dell'Ipcc, il panel intergovernativo sui mutamenti climati delle Nazioni Unite, lo scorso anno ha ricevuto insieme ad Al Gore il premio Nobel per la pace. L'impatto di quella che appare come una modesta rinuncia sarebbe notevole, più di quello che i non addetti ai lavori possono pensare: l'allevamento di bestiame, infatti, è responsabile del 18% delle emissioni complessive di gas serra, molto più del settore trasporti cui è attribuito il 13%. E, se per molte persone rinunciare all'auto può diventare molto problematico, scegliere insalata, frutta e verdura almeno una volta ogni sette giorni è decisamente più fattibile. E anche più conveniente per l'ambiente. I numeri parlano chiaro: la produzione di un chilogrammo di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica. L'allevamento e il trasporto di animali inoltre richiede, per ogni chilo di carne, la stessa energia necessaria per mantenere accesa una lampadina da 100 watt per quasi tre settimane. E il bestiame è una fonte diretta di metano, 23
volte piu dannoso dell'anidride carbonica, prodotto naturalmente dai processi digestivi degli animali da allevamento. Pachauri, che aveva già lanciato l'allarme all'inizio dell'anno a Parigi, ne parlerà domani a Londra nel corsodella annual lecture della 'Compassion in World Farming', un'associazione animalista
britannica che ha chiesto al governo di impegnarsi per ridurre il consumo di carne del 60 per cento entro il 2020. Se l'industria della carne denuncia di essere ingiustamente nel mirino, la causa promossa dall'Onu ha già testimonial famosi, come sir Paul McCartney e il Italia l'ex ministro della Sanità Umberto Veronesi. E acquista una urgenza particolare, alla luce delle stime della Fao: secondo l'agenzia Onu per il cibo e l'agricoltura, il consumo di carne è destinato a raddoppiare nel 2050.
(www.repubblica.it; 7 settembre 2008)